- “per me l’intelligenza orientativa è navigare nella mente e trovare una via di uscita”
- “uscire dal bosco e sapere dove sono”
- “navigare nella mente e scoprire quale direzione prendere”
- “mi serve per decidere da che parte andare”
Lavorare sull’intelligenza orientativa con ragazzi di seconda media, significa stupirsi ogni volta di quanto siano, per l’appunto, intelligenti. L’incipit delle ore è la domanda “Che cos’è per voi l’intelligenza orientativa?”. La propongo spesso come supporto ad una ricerca sociologica che sto portando avanti e l’ingaggio è abbastanza immediato. In questi anni, credo abbiano contribuito, a modo loro, nell’aggiungere pezzettini a questo costrutto.
Navigando con Orientareoggi stiamo lavorando per dare, a questo concetto, una forma ed un colore. Non sempre le onde sono semplici da surfare, ma, come diceva qualcuno “non serve che sia facile, serve che ne valga la pena”.

Quel ne valga la pena è collegato al senso con cui sto riempiendo la mia storia professionale. Senso che, come un affluente sfocia verso quello che è il significato, ossia l’analisi e l’interpretazione di informazioni, studio, esperienze, chiacchierate e confronti che sta generando l’intelligenza orientativa.
Confronti e chiacchierate che si sono arricchite nel week end dedicato all’intelligenza orientativa e che ha visto protagonisti coach, professoresse e counselor.
PARTIAMO DALL’INIZIO…
L’avventura è cominciata cercando di porre delle basi scientifiche rispetto a cui agganciare il costrutto e renderlo attendibile e scientificamente verificato. Studiare neurobiologia è molto distante da quello che pensavo avrei fatto come orientatrice.
E invece, il concetto di Intelligenza orientativa è partito proprio da qui.

Fare ricerche su come funzionano i neuroni a bussola, approfondire le relazioni tra le diverse aree del cervello ed il loro funzionamento, mi ha permesso di entrare in contatto con teorie e concetti lontani dal mio mondo di provenienza e mi ha permesso di sfidare convinzioni rispetto al mio apprendimento e coltivare potenziali diversi.
Condividerlo con altri professionisti, ha portato un cambio di prospettiva interessante ed arricchente: focalizzare l’attenzione sul cervello encefalico e spiarne i misteri, ha permesso di sentire il valore di una struttura corporea che, nel momento in cui viene stimolata nel suo insieme, ha un potenziale enorme.

Altra parola che associamo al concetto di intelligenza orientativa e che abbiamo approfondito dopo aver compreso che, il potenziale d’azione è un meccanismo cerebrale che avviene nel momento in cui c’è un disequilibrio tra le sostanze presenti all’interno di una cellula. In particolare è un evento di breve durata in cui l’energia di una cellula aumenta rapidamente per poi scendere.
Parlare di potenziale all’interno del concetto di intelligenza orientativa significa mettersi in ascolto ed osservazione, connettere testa, cuore e pancia per generare energia che consenta di trovare la propria consapevolezza ed il proprio benessere.

Il movimento che propone questo concetto è uno spostamento lento, che accoglie e trasforma, partendo dalla sensorialità. Camminare tra i boschi, in maniera lenta, consapevole e guidata, ha risvegliato quei sensi che spesso si danno per scontati. Ecco: l’intelligenza orientativa non da per scontato. E’ un costrutto che va allenato, attentamente ed in maniera certosina, per far si che porti cambiamento prima su se stessi e poi sul sistema di riferimento.
Il tutto avviene attraverso quella che è la forma comunicativa umana per eccellenza. Il linguaggio.
Sebbene la comunicazione sia comune a diverse specie animali, il linguaggio è specificatamente umano e consiste in un sistema di suoni, simboli e gesti utilizzati per organizzare e comunicare l’informazione.
Sviluppandosi, il linguaggio ha assunto forme e connotati più complessi e ha permesso l’evoluzione e la costruzione di figure professionali tra cui l’orientatore.

Quanta precisione, attenzione e delicatezza utilizziamo quando comunichiamo con noi stessi? E quando accompagniamo gli altri in percorsi di sviluppo personale o professionale?
La teorizzazione dell’Intelligenza Orientativa mi sta insegnando che si può giocare molto con il linguaggio, ma anche che, il gioco con le parole è una cosa seria. Utilizzare in maniera professionale i codici tra i neuroni a bussola implica una bella abilità.
E si, parlo di abilità perché lavorare su una teoria implica apprendere nuove e diverse abilità e competenze.

Navigare tra codici linguistici diversi ti accompagna a maturare:
– conoscenze tecniche di discipline distanti: approcciarsi a conoscenze nuove implica staccarsi dal pensiero “alle superiori non capivo nulla”, significa lasciare una base solida ed abbastanza consolidata negli anni di “essere portata per…” e scoprire che, con qualche dispendio di ATP (adenosina trifosfato, energia in gergo comune) si può arrivare a vedere nuovi panorami e diversi orizzonti
– soft skills. E qui si apre il mondo di tutte quelle competenze che sono collegate alla preparazione individuale per affrontare le sfide dell’occupabilità. Pellerey le divide in 5 categorie: skills di efficacia personale, sills relazionali e di servizio, skills relative ad impatto ed influenza, skills orientate alla realizzazione, skills cognitive. Nell’approcciare alla teorizzazione dell’Intelligenza Orientativa mi sono trovata ad attivare risorse personali e di efficacia diverse da quelle utilizzate in passato: dal gestire il flusso formativo all’interno delle due giornate, al co – condurre esperienze e contenuti, alla capacità di continuare ad imparare cose che non mi appassionano. Ma anche condividere con qualcuno la teoria partendo da punti di vista diversi e mantenere attiva la bussola di orientamento all’obiettivo.
Quali hai attivato nelle ultime esperienze affrontate?
– hard skills generiche: diverse dalle specifiche, le generiche riguardano ambiti giuridici, scientifici, tecnologici ed ambientali che possono essere trasferibili in ambiti diversi. Il costrutto dell’Intelligenza orientativa ci ha spinti verso domande come: quali sono le basi neurobiologiche che ci possono supportare nella teoria? In che modo l’intelligenza artificiale incrocia il concetto che stiamo teorizzando?
Almeno sulle hard skills specifiche ci siamo goduti il panorama di quelle da orientatori che ci hanno permesso di dare forma e colore ad un week end formativo intrigante, stimolante, condiviso e soprattutto arricchente dal punto di vista umano e professionale!



