IL VALORE DELL’ORIENTAMENTO A SCUOLA

Caldo mercoledì di gennaio, all’interno di una biblioteca scolastica ci attendono 12 insegnanti di una scuola media.

 

Ci hanno coinvolto in un percorso che abbiamo intitolato S.O.S. ed ha la finalità di lavorare con insegnanti e ragazzi per raggiungere obiettivi di apprendimento pieno, lavorando sul gruppo. Facce stanche, ma cariche di aspettative per una classe che chiamano “Il mix esplosivo”. E’ una seconda ed è, quindi, un paio di anni che vivono costantemente la fatica di lavorare, o come dice qualcuno non lavorare con i ragazzi.

 

Ma partiamo dall’inizio.

apprendimento pieno

PROGRAMMI, METODOLOGIE E SETTING: ELEMENTI PER UN APPRENDIMENTO PIENO

In questi anni, partecipare e condividere con le scuole progettazioni, riflessioni, discussioni, mi ha permesso di fotografare com’è impostato il sistema scolastico tra programmi, setting e metodologie.

 

Questi tre elementi se intrecciati e potenziati possono dare forma a quello che per noi di Orientareoggi è definito apprendimento pieno: un apprendimento che prende in considerazione dimensioni fondamentali quali la consapevolezza della propria identità, l’intelligenza emotiva e quella sistemica.  

 

Partendo dai programmi, l’istantanea propone scuole che accompagnano ragazzi su conoscenze di periodi storici antecedenti a quello che stanno vivendo, viaggiano su territori di cui non sempre conoscono i confini, sanno come sono fatti fisicamente, hanno buona conoscenza di grammatica e parole per descrivere quello che vedono, ma non sempre come si sentono. Nel momento in cui discuti con loro ed allarghi lo sguardo su “quali ambiti conoscete del mercato del lavoro”, il sapere è ampio, non sempre collegato in maniera attuale e critica al contesto. Uscire dallo schema ed ampliare lo scenario, facendo ipotesi è una tecnica che sta facendo capolino, ma ancora non se n’è colto il valore ed il potenziale.

lavoro gruppo

Come per quanto riguarda le metodologie. In particolare, il lavoro di gruppo è spesso utilizzata per permettere il confronto e la condivisione.

 

In diverse occasioni, viene sfruttata in maniera consapevole e in maniera efficace per accompagnare i ragazzi nell’avvio dell’allenamento di una competenza ormai sempre più richiesta nel mercato del lavoro: la collaborazione.

 

Il comporre i banchi ad isole, il cominciare a guardarsi negli occhi e confrontarsi su una tematica è un ottimo allenamento per i ragazzi ed è propedeutico all’attivazione personale nei confronti di un monitoraggio di competenze comunicative e relazionali. Questo approccio diventa ancora più efficace se viene monitorato e si accompagnano i ragazzi nel fare della consapevolezza:

 

– Da 1 a 5 quanto ti sei sentito efficace nella comunicazione con i tuoi compagni?

– Da 1 a 5 quanto ritieni di aver contribuito con un tuo pensiero?

– Da 1 a 5 quanto hai ascoltato, accolto e rispettato il pensiero degli altri?

banchi setting

Infine c’è il setting, ovvero come i banchi, la cattedra vengono disposti all’interno dello spazio, come i ragazzi si muovono nel territorio scuola. Negli anni, gli approcci sono cambiati: dalla frontalità, si è passati ad un’interazione maggiore. Oggi in diversi istituti si lavora per ambienti, ed i ragazzi contribuiscono a creare l’ambiente classe. La dinamica è interessante: permette ai ragazzi di spostarsi e di scaricare l’energia cambiando aula durante la mattinata. Permette loro di prendersi la responsabilità di andare a recuperare il materiale che serve negli armadietti.

 

Molti insegnanti volenterosi stanno attivando ed attuando cambiamenti su questi tre elementi che permettono l’attivazione di un apprendimento pieno e stanno lavorando per creare una scuola che sia abito e non abitudine per i ragazzi.

SCUOLA: ABITO O ABITUDINE?

I termini sono simili ma, Pellerey ne sottolinea la diversità in “L’identità professionale oggi”. “Un abito si sviluppa sulla base di scelte personali in una prospettiva di costruzione della propria identità personale o professionale che sia, mentre le abitudini sono spesso acquisite senza una chiara consapevolezza della loro natura e apporto alla crescita personale”[1]

 

Per cucire un abito servono competenze che vanno al di là del sapere, ma che possono essere allenate e potenziate attraverso il programma, la metodologia utilizzata ed il setting proposto.

 

Condividere un programma didattico può implicare, cominciare a prendere le misure su ciò che i ragazzi già conoscono e quindi accompagnarli nel chiedersi che cosa già sanno, lavorando così sulla consapevolezza personale. Qualcuno la chiamava maieutica.

 

[1] Pellerey, “L’identità professionale oggi”, Franco Angeli

nativi digitali

Oppure, attivare strumenti che i nativi digitali già conoscono per la ricerca di informazioni rispetto alla disciplina. In che modo la tecnologia può supportare la ricerca di dati? Supportarli nel comprendere il sistema in cui sono inseriti e vederne le potenzialità, oltre ai rischi.

 

E poi c’è l’abilità di cucire insieme, con ago e filo, le informazioni trovate con l’analisi che ne faccio e con ciò che penso: sviluppo del pensiero critico. Questo regala la sensazione di vestire un abito fatto su misura, che dà sicurezza, autostima ed avvia un processo di autoefficacia in relazione a ciò che apprendo e come lo integro con la mia identità.

 

LA FUNZIONE DELL’ORIENTAMENTO

Gli insegnanti erano carichi di aspettative, dicevamo all’inizio.

 

Riflettere con loro sulla metodologia di risoluzione di un problema, prendendo a riferimento il metodo scientifico, e sperimentandolo attivamente, ha permesso loro di essere agganciati al processo e di affrontare didattica, setting e metodologie d’insegnamento da un punto di vista diverso.

 

La sensazione di avere potere nell’affrontare il problema, il sentirsi alleggeriti perché lo hanno condiviso ed hanno riscoperto come lavorare in team sia fruttuoso per ridare linfa alla voglia di fare l’insegnate, sono elementi emersi e che ci hanno fatto riflettere su quanto, momenti di supervisione nei consigli di classe, potrebbero essere strategie efficaci per dare un’opportunità di crescita e di potenziamento a questa identità professionale.

 

 

 

Di Sara Marchiori

Condividi:

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
e-mail

Potrebbe interessarti