LABORATORI AZIENDALI: ORIENTAMENTO per ORIENTARE

“La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, servizi, cultura, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”

 

Olivetti

1o STEP: RALLENTARE

Pit stop. Novembre è stato un mese davvero carico di momenti orientativi. Questo lo spazio per fare metacognizione rispetto a metodologie, pratiche e pensieri. Insomma, un momento in cui si traccia una riga e si rallenta. Tra le tante esperienze orientative, quella più lontana da ciò che ho sempre fatto è stata quella con un gruppo di professioniste che si preparano ad accogliere in azienda giovani stagisti e tirocinanti.

 

Il tema che mi è stato chiesto di condividere con loro è stato: come trasmettere il mestiere.

 

Intrigante per un’orientatrice! Trasmettere, passare, condividere… di fatto attivare l’attenzione, accompagnare verso una professione. Orientare. In azienda. Quindi orientamento aziendale. Un orientamento aziendale molto interessante per me, perché legato all’apprendimento.

2o STEP: DOVE SONO?

Ascoltare e comprendere il complesso mondo aziendale è affascinante. Vederne le dinamiche ed osservare il costante correre per accontentare clienti e fornitori ed adesso anche le scuole, traccia un ritratto attuale della società.

 

Società che prova a mettere in pratica azioni di sistema, non sempre collegate. Ed è in questo scollegamento che si rintraccia la radice del nostro percorso di apprendimento. Perché sono convinta che prima di trasmettere, sia necessario apprendere!

 

Dove sono io con la mia azienda e a quale pezzo del sistema posso contribuire nel trasmettere il mio mestiere?

 

Torna di nuovo la consapevolezza della mia mappa (che non è il territorio) e la sistematizzazione di un sapere che mi posiziona in un sistema più grande e ridimensiona il nostro ego.

 

E soprattutto ci rende potenti. Potere che posso giocarmi in uno spazio che definisco: la mia azienda, i valori che ci ho messo, gli strumenti e le tecniche che offro con i miei servizi.

 

La mappa viene disegnata attraverso laboratori pratici: un tavolo è riservato alle carte del dixit, uno al laboratorio “ascolto ad occhi chiusi”, uno al modellamento della plastilina.

 

La domanda è la stessa: “cosa significa per me fare un trattamento estetico?”.

3o STEP: ATTIVAZIONE SENSORIALE

L’attivazione dei sensi e il movimento che si crea all’interno dello spazio, muove energia e permette di speriementare stili di apprendimento e (di conseguenza) di espressione diversi.

 

Sembra banale, ma per i boomers, lavorare con la plastilina, ascoltare ad occhi chiusi, disegnare, scegliere una carta del dixit per poi raccontarla, non lo è per nulla.

 

L’aula e la scuola, per loro è sempre stata frontalità, riportano. Ecco allora che cominciare ad attivare canali sensoriali diversi, le avvicina a quel mondo della generazione z, che entrerà nelle loro aziende.

 

Il cono di luce si sposta e le facce stupite rispetto ai diversi modi di apprendere e di esprimersi che hanno, anche tra di loro, sollevano riflessioni di spessore rispetto al valore di trasmettere passione, strumenti e metodologie.

4o STEP: LA DIVERSITA’ COME VALORE AGGIUNTO

Lentamente si sgretola lo stereotipo dei giovani che non hanno voglia di fare nulla, di quelli che “non prendono nemmeno in mano la scope per pulire il salone”, di quelli che “a scuola non fanno niente e pretendono di imparare tutto in tirocinio”.

 

Da lì la valanga che apre il crepaccio di cosa può voler dire lavorare come diversity manager: come manager che valorizza le pluralità e le potenzialità di persone moooolto lontane anche per età e vissuti. La situazione diventa divertente: se foste uno stagista che arriva nella vostra azienda, cosa vi aspettereste di fare? Che cosa vi piacerebbe?

 

La prima risposta è proprio da boomers: aggiornare i social!

 

E’ un buon gancio per lavorare sull’orientamento della relazione: se non esiste apprendimento senza relazione, questa può essere una prima attività da condividere. Non disgiunta da un obiettivo più ampio.

5o STEP: IL CICLO DI KOLB NELL’ORIENTAMENTO

Ecco allora che dall’esperienza concreta, dalla riflessione si va verso una sistematizzazione dei concetti emersi. Un viaggio tra stili di apprendimento, aspettative, ruoli e metodologie di trasmissione che viene sistematizzato nel diario di bordo per lo stagista, dove si trova l’obiettivo e le tappe di un viaggio. Viaggio che porta ad una trasmissione, o meglio una condivisione del sapere tra generazioni diverse che hanno voglia di contribuire a modo loro, ad un sistema più grande. 

 

 

Di Sara  Marchiori

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